Laboratori di Videoeducation

la Videoeducation è considerata un modo diverso di fare scuola, si tratta dell’esperienza di produzione video nei contesti educativi e si propone l’obiettivo di insegnare a leggere correttamente le immagini, a studiarne la grammatica ed i codici linguistici partendo dal presupposto che la realizzazione tecnica permette ai ragazzi di acquisire consapevolezza della non naturalità di un prodotto audiovisivo e pertanto di accostarsi ad una fruizione critica dei media.

Le nuove tecnologie vengono definite auto-alfabetizzanti: si apprendono usandole e questo tanto più facilmente quanto più si è giovani. È il semplice concetto che rende così diverso questo tipo di apprendimento.

Su questa diversità sono state scritte molte parole ma una frase su tutte credo meriti di essere citata per intero:
«In una scuola che utilizza ancora quasi esclusivamente la parola scritta e parlata proponendo come valore istruttivo i soli contenuti culturali, irrompere con una telecamera nelle aule scolastiche significa recuperare il valore educativo di un altro linguaggio. I bambini arrivano a scuola per la prima volta avendo già consumato migliaia e migliaia di ore di immagini, imbambolati da una televisione pervasiva e convincente».gemellaggio-2

A scriverla, per salutare l’avvio della 15a edizione del Marano Ragazzi Spot Festival (tenutasi a fine ottobre 2012), è Armando Rossitto preside siciliano oramai in pensione che per anni si è dedicato a questi argomenti.

Ma non è sicuramente l’unica voce: nella sua prefazione al volume Video education: guida teorico-pratica per la produzione di video in ambito educativo, la dr.ssa Maria Bollini Lucisano (meglio conosciuta come Mussi Bollini, che per anni ha mantenuto la direzione della programmazione per ragazzi della RAI e recentemente diventua presidente della commissione pari opportunità della stessa RAI) fa notare come sia necessario che l’offerta televisiva per ragazzi: «possa essere altamente riconoscibile come TV di qualità, e per essere riconosciuta come tale occorre rendere il bambino protagonista della proposta; protagonista attivo e telespettatore critico (…) Smontare la scatola e scoprire cosa c’è dentro, è per i più piccoli l’attività più intelligente per renderli capaci, per esempio, di riconoscere i generi TV».

I nostri laboratori nascono con la volotà di coniugare l’esperienza maturata dai nostri operatori nell’organizzazione del festival con il modello del Mutistrato Complesso. Il cerchio magico composto dai ragazzi, dai docenti e dagli operatori di vario genere viene visto nel solco della didattica esperienziale, in cui il presupposto fondamentale è che l’apprendimento passi attraverso l’amore: usando il grimaldello delle emozioni («che non possono che essere personali, cioè le mie»), attraverso il racconto della esperienza del singolo e del gruppo, recuperiamo il senso di noi stessi.

Dal vertice psicologico l’esigenza diviene non tanto quella di trasmettere informazioni quanto quella di costruire un campo ricettivo in cui queste possano essere ricevute ed elaborate. Portandoci ad impegnarci più nella strutturazione dei contesti che nell’elaborazione dei contenuti in cui sia possibile non solo l’apprendere in gruppo ma anche apprende il gruppo cercando di comprendere il perché e il cosa sta succedendo
L’attenzione si muove, in una continua oscillazione contenitore-contenuto (nella terminologia bioniana: ♀-♂), tra l’oggetto dello studio e le produzioni del gruppo come contenitore elaborativo dello studio stesso. Un’attenzione binoculare e sdoppiata tra il significato del contenuto e la sua verifica contestuale negli individui come contesto di studianti e che dunque si rivolge al rapporto dialettico contenuto-contenitore (♂-♀), non solo al contenuto

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Il processo di crescita comincia nel momento in cui si sperimenta la grande capacità del gruppo umano di contenere le emozioni: i componenti del gruppo apprendono che possono rovesciare dentro il contenitore oggetti lesionati e lavorare con gli altri per aggiustarli e ricollocarli sani al loro posto originario.
Per questo è necessario affrontare tutto questo attraverso delle fondamentali operazioni di trasformazione: il contenimento delle angosce, la circolazione delle emozioni, il recupero delle scissioni, la costruzione e il riconoscimento del senso. Il tutto in un clima di reciproca tolleranza e gratitudine.
Non c’è dubbio, naturalmente, che le difficoltà, il dolore, la fatica di crescere siano enormi e dolorosi da affrontare. una forma di comprensione che attraverso il legame della complicità integri al capire logico quello emotivo.

In questo contesto la convalida della propria capacità ed il senso di appartenenza ad una “bottega” che lavora bene, permettono un rafforzamento dell’identità e del sé professionale, nell’acquisizione di consapevolezza pratica del proprio apparato mentale come elemento centrale, di capacità di acquisire l’uso corretto della dimensione collettiva, di rimanere a contatto col dubbio per la creazione di nuova conoscenza, di allargare la capacità di insight e contenimento. Quindi poter riflettere, pensare sull’esperienza proprio per la capacità di soffrirla: è a questo punto lo studiare la tribù che induce lo stesso formarsi della tribù.

(tutte le fotografie sono tratte dallo Stage/Gemellaggio per la realizzazione dello Spot del 21 Marzo, XIX Gioranta della Memoria e dell’Impegno, e sono ©Marano Ragazzi Spot Festival e ©Giancarlo Crispino – tutti i diritti riservati)