Progetto sullo Stress Lavoro-Correlato
Attualmente, tra i principali argomenti di discussione in ambito politico, economico e sociale, vi è il lavoro, un oggetto di discussione molto affrontato negli ultimi anni, e che sta rappresentando sempre più un nodo problematico per molte persone.
Il lavoro, che negli ultimi decenni è stato sempre più svilito e reso per molte persone fonte più di frustrazione che di guadagno e di soddisfazione personale, sta assumendo una rilevanza non solo per quanto riguarda l’aspetto meramente economico e statistico (disoccupazione, aumento di licenziamenti, precarietà, redditi sempre più bassi), ma anche per le conseguenze che tutto ciò determina sul piano psicologico.
Non è un caso che negli ultimi venti anni termini come “mobbing”, “burn out” e “stress lavoro correlato” abbiano assumento una rilevanza sempre maggiore nell’ambito della psicologia e della psicopatologia del lavoro.
L’associazione “Psicologi in contatto”, sensibile a tali problematiche, si è pertanto resa promotrice del benessere sul posto di lavoro, avviando il progetto “Stress lavoro correlato”.
Tale progetto ha una doppia finalità, da un lato la formazione, avendo infatti istituito un corso sull’argomento, il quale si è svolto nell’Aprile del 2013, dall’altro quello dell’intervento vero e proprio nei contesti lavorativi, ed ha a tal fine firmato un protocollo d’intesa con l’Assessorato al lavoro della Provincia di Napoli, con l’obiettivo di sensibilizzare le aziende del Napoletano sui temi della sicurezza sul lavoro e sullo stress da lavoro correlato. Parallelamente, i soci che hanno aderito al progetto, si stanno occupando di prendere contatti anche con realtà aziendali medie e piccole che hanno aderito alla federazione antiracket.
Il progetto ha come obiettivo quello di creare una rete di imprese interessate alla problematica e ad avviare un lavoro di sensibilizzazione ed intervento psicologico su un luogo, il lavoro, oggi sempre più precario e problematico.
Oltre che tutelare il mondo del lavoro, il progetto intende anche portare nuovi modi di vedere e di pensare i contesti lavorativi e le dinamiche in essi coinvolti. Il fine è a tal proposito quello di creare un vertice psicologico nel mondo aziendale, e sciogliere quindi alcuni pregiudizi e stereotipi che troppo spesso portano a relegare tutto ciò che è “Psi” in secondo piano.
Un datore di lavoro che non vede, o non vuol vedere tale aspetto, ma che, come spesso accade, valuta solo l’aspetto economico ed amministrativo della sua azienda, non è in grado di valutare che un lavoratore stressato, mobbizzato, o comunque insoddisfatto, è sostanzialmente un lavoratore che non produce, ed ancor più grave se tale malessere coinvolge poi un intero personale di un azienda. Sostenere un contesto lavorativo, non solo sul piano meramente finanziario o tecnico, ma anche su quello emotivo e relazionale, porterebbe invece a degli enormi vantaggi anche sulla produttività, oltre che sulla salute psicofisica, dei lavoratori stessi.
Pensare in termini psicologici, specie in un mondo del lavoro come quello di oggi, così frenetico e competitivo, ma allo stesso tempo così labile e precario, non può più essere considerato un di più o un lusso, bensì una priorità.